Quando poi, a toglierti l’amicizia su FB, sono anche i tuoi parenti, ricolleghi molte cose.

Non che mi importi particolarmente, visto che non eravamo amici neppure al di fuori di Matrix.

Ma comprendi come l’essere sé stessi possa costituire un problema. Del resto, il mio essere diversa non è mai stato “accettato”.

Anche quando mi laureai (era la prima laurea) con 110 e lode rimasero sbalorditi. Ora diventerà una di noi. Pensarono…

In effetti, così fu. Del resto, la diversità è una “malattia” curabile: “basta uniformarsi alla massa”.

Cominciai a lavorare per aziende multinazionali ed intrapresi una “carriera”. Ero una professionista. Potevo rientrare nella cerchia degli “eletti”.

Fu poi un duro colpo quando decisi di lasciare il lavoro e la città per andare a vivere a contatto con la natura. E cercare di ritrovare me stessa. Si tratta di recidive… più difficili da curare.

Infatti, venni nuovamente catalogata come “strana”.
Facevo scelte inaccettabili.

Del resto, chi sarebbe così folle da rinunciare ad uno stipendio fisso per vivere nell’incertezza della vita?

Peccato che le cosiddette “certezze” ci allontanino dalla vita stessa.
Perché la vita non si misura in quello che hai.
Quanto, piuttosto, in quello che SEI.

Ed io vorrei ESSERE, se mi permettete.

Anzi, no!
Che me lo permettiate o meno, io
VOGLIO ESSERE!
E lo sarò!

E scusate se non mi adatto a portare le catene!



Immagini prese dalla rete e RIMOVIBILI su semplice richiesta

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Il Cibo della Salute di Silvia Petruzzelli.


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