Dopo la balla diffusa da alcuni farmacisti relativamente all’assunzione dell’integratore di vitamina D (oltretutto già in olio) che, secondo loro, si assume solo aggiungendo l’olio di cocco che… ops… loro stessi vendono… facciamo ora chiarezza sull’interazione della vitamina D con il caffè.
Ho trovato un post, questa volta di un dermatologo, che riportava quanto segue “il caffè prima o dopo l’integrazione di vitamina D potrebbe interferire con il suo assorbimento, poiché la caffeina può ridurre i livelli di calcio, un minerale strettamente legato al metabolismo della vitamina D“.
Questa affermazione è intrisa di inesattezze… e lo potrebbe osservare anche un bambino.
Premesso che la caffeina non riduce i livelli di calcio (che è la calcemia, ovvero i livelli di calcio nel sangue) che sono finemente regolati da ormoni quali paratormone, calcitonina. E la vitamina D, nella forma attiva (calcitriolo), favorisce l’assorbimento di calcio a livello intestinale.
D’altro canto, il caffè, per via della presenza dei tannini, può inibire l’assorbimento del calcio. Ma questo che c’entra con la vitamina D?
Il calcio non interviene nell’assorbimento della vitamina D, ma è il contrario.
Oltretutto, il minerale strettamente legato al metabolismo della vitamina D non è il calcio ma il magnesio.
Il punto è che in molti hanno confuso e tratto conclusioni affrettate relativamente a uno studio pubblicato sull’International Journal for Vitamin and Nutrition Research (PMID: 34538097) che faceva presente che donne che assumevano grandi quantità di caffeina (>300 mg/die) e una variante genetica del recettore della vitamina D (VDR) presentavano un rischio maggiore di perdita ossea (PMID: 11684540).
E’ stata osservata una carenza di vitamina D laddove vi siano elevate quantità di caffeina giornaliera. Ma, lo stesso studio chiarisce che sono necessarie ulteriori indagini per determinarne la causalità.
Quindi non conclude nulla. E non hanno senso i messaggi di chi vuole fare spettacolo. 🎤
Lo studio fa riferimento all’interazione del caffè (elevate quantità di caffeina giornaliera) con il recettore della vitamina D a livello cellulare.
Inoltre, studi in vitro (quindi in laboratorio) hanno mostrato effetti dannosi della caffeina sul VDR riducendo la sua espressione proteica (PMID: 6329199, PMID: 17223552).
Vediamo il metabolismo della vitamina D
Il colecalciferolo (vitamina D3, la stessa molecola che sintetizziamo a livello cutaneo quando i raggi UVB del sole colpiscono la molecola di 7-deidrocolesterolo presente sulla pelle), una volta assorbito grazie alla presenza dei lipidi (presenti nel pasto… l’integratore si assume ai pasti), viene trasformato prima a livello del fegato in 25-idrossivitamina D (che è la forma prevalentemente circolante e che viene misurata con le analisi del sangue) e poi a livello dei reni e diventa forma attiva (calcitriolo). Entrambe le trasformazioni necessitano del magnesio.
Una volta attivata, la vitamina D (sotto forma di calcitriolo) entra nella cellula e si lega al suo recettore, il VDR. Calcitriolo e VDR quindi traslocano nel nucleo per esercitare un’azione epigenetica, ovvero permetteranno di accendere determinati geni come quelli che codificano per il trasporto del calcio (da cui l’assorbimento di questo minerale a livello intestinale).
In presenza di elevate quantità di caffeina giornaliera, il calcitriolo non riesce a legarsi al suo recettore e quindi non può svolgere le sue funzioni.
Il caffè può interferire con l’assorbimento della vitamina D?
Servirebbero ulteriori studi.
Fermo restando che una carenza di 25-idrossivitamina D, nonostante l’integrazione di colecalciferolo potrebbe essere correlata a una carenza di magnesio.
Bene comunque non esagerare con il consumo di caffè. Sceglierlo biologico, varietà arabica.
Il caffè ha proprietà antiossidanti.
Va bene anche a colazione, purché non a stomaco vuoto.
Alcuni studi correlano il suo consumo al mattino a un minor rischio cardiovascolare (PMID: 39776171).
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