Il consumo di carne rossa sia lavorata sia non lavorata è associato a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari [103], con un’associazione più forte nei contesti occidentali (ovvero laddove si segua la Western Diet) [104].

L’attenzione è posta anche al nitrito di sodio (E250) e al nitrato di potassio (E252), usati come conservanti nella carne lavorata. I nitrati di per sé sono innocui; può accadere però che in determinate condizioni (pH acido, in presenza di calore e a causa di lunghi periodi di conservazione, come nel caso delle carni lavorate) possono trasformarsi in nitriti e combinarsi con le ammine (composti organici presenti nelle stesse carni) formando nitrosammine, sostanze che, provocando danno al DNA, possono favorire l’insorgenza di tumori del tratto gastrointestinale.

Un ampio studio di coorte prospettico (che ha seguito 105.260 partecipanti per più di 15 anni) pubblicato di recente sul BMJ ha osservato associazioni positive tra l’assunzione di conservanti (quelli ampiamente utilizzati negli alimenti industriali) e una maggiore incidenza di cancro (in generale, al seno e alla prostata) [105].

(un estratto dal mio nuovo libro)

Al che i paleolitici, sostenitori degli interessi delle associazioni di carni e salumi, intervengono affermando “Eh ma i nitrati sono anche nelle verdure.. quindi anche le verdure aumentano il rischio di tumori“…

Ma evidentemente non è chiaro il concetto. Come scritto, i nitrati di per sé sono innocui. Diversamente dalle carni rosse lavorate, nelle verdure ricche di nitrati non si verifica il problema delle nitrosammine in quanto contengono poche proteine (ammine) necessarie per formare queste sostanze cancerogene.

Di contro, vegetali ricchi di nitrati (foglie verdi e radici) possono avere un ruolo cardioprotettivo. Ad esempio, la barbabietola (nome scientifico Beta vulgaris) è un’ottima fonte di nitrati. Gli effetti benefici sono da attribuire a un aumento di produzione di ossido nitrico (NO), una molecola di segnalazione che ha azione vasodilatatrice, concorrendo alla riduzione della pressione sanguigna e migliorando la funzione endoteliale [132].

Silvia Petruzzelli ©


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