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Oggi 1 italiano su 100 è celiaco.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un incremento dei casi di celiachia in soggetti geneticamente predisposti: l’ingestione di glutine da parte di queste persone causa una reazione immunitaria che provoca lesioni della mucosa intestinale (con totale o parziale atrofia dei villi con perdita dell’orletto a spazzola), determinando alterazioni nell’assorbimento dei nutrienti a livello intestinale.

Come mai assistiamo ad un aumento dei casi di celiachia e intolleranza al glutine?

Le cause di questo incremento sono da ricercare nella quantità di glutine ingerito, a cominciare dal periodo dello svezzamento (ringraziamo anche la Plasmon che propone i biscotti per lo svezzamento con il glutine).

Il problema è il glutine tout court? In realtà no!
Dipende anche dalla qualità del glutine stesso.

Oggi, infatti, il glutine proviene principalmente da varietà moderne che comportano una maggiore sensibilizzazione dell’organismo allo stesso. Senza considerare, che spesso il glutine viene addizionato come ingrediente “isolato” nei prodotti industriali.

A ciò si aggiunga che le varietà moderne richiedono l’utilizzo di fertilizzanti di sintesi chimica, di diserbanti chimici e di pesticidi. In particolare, per quanto riguarda l’uso di glifosato, che può causare disbiosi intestinale (1) e si ipotizza un aumento di rischio dell’insorgenza della celiachia e intolleranza al glutine (2).

Ciò non avviene per le varietà antiche (riconoscibili dalla taglia alta della pianta; varietà che esistevano prima del processo di nanizzazione, ovvero del bombardamento radioattivo).

Il problema del manifestarsi della celiachia deriva fondamentalmente da processi infiammatori causati da una alimentazione INADEGUATA (3), come è appunto l’alimentazione odierna. Come del resto tutte le malattie autoimmuni, sempre più in aumento oggigiorno
http://www.ilcibodellasalute.com/artrite-reumatoide-e-malattie-autoimmuni-fa-che-il-cibo-sia-la-tua-medicina/

Uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition (4) nel 2014 ha esaminato gli effetti sui sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS, dall’inglese Irritable Bowel Syndrome), un disturbo funzionale dell’apparato gastrointestinale che interessa circa il 10-15% della popolazione con una predilezione per il sesso femminile.
Sostituendo i grani moderni con le varietà antiche (nello studo è stato analizzato il grano Khorasan), si è avuta una riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie e miglioramenti importanti nella sintomatologia dell’IBS.

Più studi hanno dimostrato che, rispetto alle varietà moderne, i grani antichi hanno effetti benefici sulla colesterolemia, sullo stato infiammatorio, sui danni ossidativi alle membrane cellulari, sulla funzionalità intestinale.
Questi effetti dipendono anche dalla maggiore varietà di polifenoli in essi presenti.

Quindi, il problema è il glutine… oppure il tipo di glutine?
Torniamo, dunque, ai grani antichi e cerchiamo i produttori che li stanno riscoprendo… persone a cui dovremmo esser grati, in quanto valorizzano il territorio e la nostra tradizione!

(1) Mao Q. Et al. 2018. The Ramazzini Institute 13-week pilot study on glyphosate and Roundup administered at human-equivalent dose to Sprague Dawley rats: effects on the microbiome. Environmental Health volume 17, Article number: 50

(2) Samsei A et al. 2013. Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance. Interdiscip Toxicol. 159–184

(3) https://www.lescienze.it/news/2011/02/11/news/dalla_risposta_infiammatoria_alla_celiachia-553056/

(4) Sofi et al 2014. Effect of Triticum turgidum subsp. turanicum wheat on irritable bowel syndrome: a double-blinded randomised dietary intervention trial. Br J Nutr, 111(11):1992–1999

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Il Cibo della Salute di Silvia Petruzzelli.


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