In condizione di carenza di vitamina D (valori di 25 OH D inferiori a 31 ng/ml) aumenta il rilascio del paratormone (PTH) che mobilita il calcio dalle ossa, aumentandone i livelli nel sangue [174]. Concentrazioni più elevate di PTH sono associate a un rischio maggiore di eventi cardiovascolari [175].
Da cui, l’importanza di mantenere livelli adeguati di vitamina D che hanno oltretutto un effetto benefico sul microbiota intestinale [176].
Una meta-analisi di studi clinici randomizzati controllati (RCT) per un totale di 17.656 partecipanti provenienti da 99 RCT (pubblicati fino a marzo 2024) ha valutato l’effetto dell’integrazione di vitamina D sui fattori di rischio cardiometabolico e ha osservato effetti favorevoli su pressione sanguigna sistolica e diastolica, colesterolo totale, glicemia a digiuno, emoglobina glicata, insulinemia basale (a digiuno) [177].
Un’altra meta-analisi di un totale di 41 RCT comprendenti 3.434 partecipanti ha concluso che l’integrazione di vitamina D sembra avere un effetto benefico sulla riduzione dei livelli sierici di colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi, ma non dei livelli di colesterolo HDL [178].
La vitamina D è coinvolta nei meccanismi di protezione dallo stress ossidativo, mediante up-regulation (incremento dell’espressione) di sistemi antiossidanti come la glutatione perossidasi e la superossido dismutasi (SOD) [179, 180].
Può inoltre inibire la produzione di specie reattive dell’ossigeno [181]. E sappiamo che lo stress ossidativo è coinvolto nella patogenesi dell’aterosclerosi.
La supplementazione di vitamina D migliora diversi biomarcatori della salute cardiovascolare, con miglioramento del profilo lipidico [182, 183].
Livelli di Vitamina D
Valori sierici di 25 OH D inferiori a 30 ng/mL sono associati ad un aumentato rischio di malattie e di mortalità per tutte le cause [184].
La raccomandazione attuale è di aumentare l’assunzione di vitamina D e di esporsi alla luce solare in modo da avere un livello sierico di vitamina D non inferiore a 30 ng/mL (75 nmol/L).
Per benefici ottimali per la salute, sarebbe meglio che il livello di 25 OH D raggiunga i 40-60 ng/mL (100-150 nmol/L) [185].
Ovviamente va rivista la dieta, limitando gli acidi grassi saturi (che troviamo prevalentemente nel cibo di origine animale), non facendo uso di prodotti con acidi grassi trans (oli di semi raffinati, prodotti industriali). E basare la propria alimentazione prevalentemente su cereali integrali, legumi, verdure e frutta.
Silvia Petruzzelli ®
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Nel mio libro diversi accorgimenti per ridurre il colesterolo.
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