Quando si parla di vitamina K si dice tutto e nulla.

La vitamina K fu scoperta nel 1930. Oggi sappiamo che si tratta della K1, ovvero FILLOCHINONE, implicata nel processo della coagulazione. Si trova nelle piante a foglia larga verde. Una volta assorbita, viene immagazzinata nel fegato (trattasi infatti di una vitamina liposolubile).

Dopo la K1 fu scoperta la K2, MENACHINONE (MK), con attività completamente differente dalla precedente.

Anche per la K2 ne abbiamo più di una, a seconda della lunghezza della catena laterale isoprenoide, da 1 a 11. Queste forme sono generalmente chiamate MK-n, dove n indica il numero di unità isoprenoidi. Le più conosciute sono
👉 il menachinone-4 (MK-4)
👉 il menachinone-7 (MK-7)

La prima si trova principalmente negli alimenti di origine animale, come il fegato bovino, anche se in piccola quantità rispetto alla fonte più ricca di K2 (MK-7), il natto, un fermentato di soia della tradizione giapponese, con 10 μg/g.

Il batterio che produce MK-7 nella soia si chiama Bacillus subtilis natto. Infatti in Giappone vi è meno incidenza di osteoporosi e meno calcificazioni vascolari.

Nel corpo umanao, la produzione di K2 avviene a livello dell’intestino, dove viene sintetizzata dai batteri dei generi Bacteroides e Lactococcus e dall’Escherichia Coli.

Tuttavia, la quantità di K2 derivata dai batteri intestinali è scarsamente assorbita e non è in grado di raggiungere la concentrazione ottimale richiesta per esercitare le funzioni fisiologiche. Per cui, non assorbendo la K2 autoprodotta, non mangiando il natto e dovendo limitare l’assunzione di carne rossa (con un contenuto comunque di K2 inferiore rispetto a quello del natto), è necessaria l’integrazione.

Consideriamo che laddove vi siano alti valori di Paratormone stiamo sottraendo calcio alle ossa. Questo, non solo aumenta il rischio di fratture, ma aumenta la calcificazione vascolare. Il che può condurre a eventi cardiovascoalri quali infarto o ictus.

Con la vitamina K2 andiamo invece a trasferire il calcio dal plasma alle ossa. La K2 quindi ha duplice ruolo

  1. Previene la calcificazione vascolare, favorendone oltretutto la decalcificazione (riducendo quindi rischio cardiovascolare).
  2. Promuove la mineralizzazione dell’osso, riducendo quindi il rischio di fratture e osteoporosi.

A proposito… la K2 riduce anche lo stress ossidativo… rallentando quindi l’invecchiamento!

Ovviamente la K2 non interferisce con farmaci anticoagulanti orali, e tanto meno con antiaggreganti piastrinici (come cardioaspirina).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Gröber, U., Reichrath, J., Holick, M. F., & Kisters, K. (2015). Vitamin K: an old vitamin in a new perspective. Dermato-endocrinology, 6(1), e968490.

Mandatori, D., Pelusi, L., Schiavone, V., Pipino, C., Di Pietro, N., & Pandolfi, A. (2021). The Dual Role of Vitamin K2 in “Bone-Vascular Crosstalk”: Opposite Effects on Bone Loss and Vascular Calcification. Nutrients, 13(4), 1222.


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