Eppure, molte paste lo contengono. In particolare quelle che usano grano canadese. Le analisi di GranoSalus avevano confermato residui in  residui:  Divella, Barilla, De Cecco, Garofalo, Rummo, Riscossa

Il Glifosato è l’erbicida più conosciuto e utilizzato al mondo.

Ha la capacità di inibire selettivamente l’attività dell’enzima EPSPS e come conseguenza indurre le piante a morte; questo enzima è essenziale nel metabolismo di alcuni amminoacidi aromatici, espresso solo nelle piante e nei microrganismi e non presente nell’uomo e negli animali.

E’ stato introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto, con il nome commerciale di Roundup. Ha avuto una grande diffusione perché alcune coltivazioni geneticamente modificate (ad esempio, la Soya Round Up Ready, in cui è stato introdotto un gene che codifica per la resistenza al EPSPS, derivante da Agrobacterium tumefaciens, ceppo CP4) sono in grado di resistergli. In Italia è ampiamente impiegato in ambienti urbani per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti.

Il 20 marzo 2015, lo IARC (International Agency for Reasearch on Cancer), l’agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha classificato il Glifosato nel gruppo 2 A, tra i probabili cancerogeni.

Studi hanno suggerito che questo erbicida possa causare disbiosi intestinale [1], un fenomeno caratterizzato da uno squilibrio microbico dovuto ad una crescita eccessiva di microrganismi “cattivi” all’interno dell’intestino, che provocano irritazione, con un’azione aggressiva sulla mucosa intestinale. Il Glifosato può avere inoltre impatti sul sistema nervoso centrale, con disturbi neurologici e neurodegenerativi [2].

Vi sono studi che ipotizzano un aumento di rischio dell’insorgenza della celiachia e intolleranza al glutine [3].

L’utilizzo è, particolarmente frequente nelle varietà moderne di grano in quanto, essendo questi grani di taglia bassa (sono stati nanizzati per l’appunto), l’erba cresce più alta della pianta stessa. Al contrario, le varietà antiche, per la loro taglia alta, sovrastano le infestanti e non necessitano di erbicidi.

A ciò si aggiunga l’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreemen, accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Canada entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre 2017) che ha spalancato le porte all’invasione di grano duro dal Canada, dove vi è la pratica di irrorare i cereali prima della raccolta (prassi vietata in Italia).

Inoltre, in Canada viene utilizzato un numero rilevante di sostanze attive vietate nell’Unione Europea già da circa 20 anni, per le quali, oltre all’elevata tossicità riscontrata, non sono esclusi effetti neurotossici, cancerogeni, sulla mutagenesi, sulla riproduzione e, più in generale, sugli ecosistemi.
Ad esempio, è consentito l’uso della streptomicina, un antibiotico che distrugge i batteri sensibili alla sua azione (blocca la sintesi delle proteine che sono necessarie alla sopravvivenza del batterio), mentre in Italia l’uso di antibiotici in agricoltura è vietato sin dal 1971.

Ecco che il glifosato è presente soprattutto nel grano importato da paesi dove il cereale viene trattato in pre-raccolta (quindi prima della raccolta) per accelerare e uniformare il processo di maturazione. Il risultato sarà che la cariosside conterrà residui di questo erbicida, che poi verrà assunto sotto forma di pane, pasta, prodotti da forno.

Insomma, pare sia diventato un ingrediente “aggiuntivo” del nostro pane quotidiano!!!

Quindi, GRANO E BUOI… DEI PAESI TUOI!!!
Il grano preferiamolo biologico, di varietà antiche!
E la pasta, verifichiamo che sia essiccata a basse temperature

Silvia Petruzzelli ©

[1] Mao Q. Et al. 2018. The Ramazzini Institute 13-week pilot study on glyphosate and Roundup administered at human-equivalent dose to Sprague Dawley rats: effects on the microbiome. Environmental Health volume 17, Article number: 50

[2] Rueda-Ruzafa L et al. 2019. Gut microbiota and neurological effects of glyphosate. Neurotoxicology, 75:1-8

[3] Samsei A et al. 2013. Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance. Interdiscip Toxicol. 159–184

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Il Cibo della Salute di Silvia Petruzzelli.


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