A volte la parola muco fa paura. Ma se non ci fosse il muco, ad esempio, il nostro stomaco non potrebbe proteggersi dall’aggressione corrosiva dell’acido gastrico che danneggerebbe le membrane cellulari. Se questi meccanismi di protezione fallissero, sulle pareti del tratto gastrointestinale si svilupperebbero zone di erosione, ovvero ulcere.
Il muco, in condizioni normali, ricopre e protegge le mucose dell’apparato respiratorio.
Ecco che parlare di dieta senza muco non ha senso. Vorrebbe dire dieta senza vita.

Il problema si pone quando questi muchi diventano eccessivi. Ovvero quando tessuti che rivestono superfici del nostro corpo producono muco in modo eccessivo.
Se le vie respiratorie si infiammano, ad esempio, aumenta la secrezione di muco e si manifestano sintomatologie a noi note come raffreddore e, quindi, catarro.
Questa condizione è quindi generalmente espressione di uno stato infiammatorio.

In Medicina Tradizionale Cinese la presenza di catarro può essere riconducibile a fattori climatici esterni, come umidità, freddo, vento. Oppure ad un deficit energetico di  Milza, molto legato alla nostra alimentazione.
Milza è l’organo che dirige l’energia pura degli alimenti verso l’alto ai Polmoni, affinché questa energia si unisca all’aria per formare l’energia pettorale, che scende al Rene e rafforza la nostra energia vitale, e va al Cuore per formare il sangue.
La Milza ci fornisce energia di nutrimento. Ha il compito di trasportare e trasformare i liquidi verso gli organi e i tessuti, nutrendoli e umidificandoli. La quota inutilizzabile viene inviata al Rene ed eventualmente espulsa dalla Vescica.
Un eccesso di umidità nel corpo indebolisce l’energia della Milza. Nel Su Wen, testo Classico di Medicina Cinese, leggiamo ”Gli edemi ed i gonfiori sono delle affezioni che appartengono alla milza. [..] La milza produce i catarri ed il polmone li immagazzina”.
Quindi, la sua funzione è quella di fare in modo che nel corpo non si accumuli umidità. E, quando questo organo energetico è in deficit, ci sarà un disordine nel trasporto dei liquidi che si accumuleranno anche nel Polmone.

Dunque, cosa fare? E’ necessario non indebolire la Milza e sostenerla.

Aiutandoci, drenando l’eccesso di umidità. E seguendo una dieta antinfiammatoria

E’ necessario innanzitutto non nuocere. A tal fine, bene basare la nostra alimentazione prevalentemente su cibi vegetali, con cereali integrali, verdure, legumi e frutta, compresa quella oleosa.

E opportuno ridurre i cibi che favoriscono l’infiammazione, ovvero lo zucchero, i cibi raffinati (come riso bianco, farina 00) e i cibi ad alto impatto glicemico (come le patate). Sarebbe saggio, per gestire lo squilibrio, fare attenzione ai cibi di origine animale, ad eccezione del pesce. Il pesce, che andrebbe preferito pescato e di taglia piccola come il pesce azzurro, ha azione antinfiammatoria grazie alla presenza di omega 3, da cui il nostro organismo sintetizza sostanze antinfiammatorie. 
Sono molto ricchi di omega 3 anche i semi di lino.

Il cereale più indicato per ridurre l’infiammazione è il riso integrale, meglio se in chicco, chiaramente da coltivazione biologica. Questo magnifico cereale contiene specifiche sostanze, non presenti nel riso raffinato, tra cui il polifenolo tricina che contrasta la sintesi di molecole infiammatorie.
Utile accompagnare il riso integrale con il gomasio, che rinforza le nostre difese immunitarie.

Per ridurre l’infiammazione possiamo aiutarci con alcuni dei seguenti cibi vegetali, da assumere comunque con moderazione curcuma o curry, per la presenza di curcumina.
Prodotti tradizionali di soia (miso, tempeh, salsa di soia) e kuzu, la radice della Pueraria lobata, una pianta selvatica rampicante appartenente alla famiglia delle leguminose. Questi contengono flavonoidi come la genisteina, con effetto antiossidante e antinfiammatorio.

Possiamo confortarci con una bevanda calda di kukicha, un tè verde in rametti avente un contenuto di teina praticamente irrilevante. Il tè verde contiene epigallocatechina gallato, una componente polifenolica. I polifenoli sono potenti antiossidanti in grado di ridurre i radicali liberi associati all’invecchiamento e al danneggiamento cellulare.

Sopprime l’infiammazione anche l’acido butirrico prodotto dalla fermentazione della fibra alimentare da parte dei batteri intestinali. Questo vuol dire mantenere sempre un intestino sano. Il nutrimento di questi batteri intestinali (il nostro microbiota) sono proprio le fibre alimentari che assumiamo attraverso un’alimentazione prevalentemente vegetale.
Per aiutare il nostro intestino potremmo accompagnare il nostro pasto con una magnifica zuppa di miso, unendo un’alga, come ad esempio la wakame, e la radice di loto essiccata che ha un effetto benefico sul sistema respiratorio e fluidifica il muco, favorendone l’eliminazione. E anche la zucca che tonifica la Milza, ma senza eccedere con le quantità, per non favorire invece l’accumulo di Umidità. Perché se poco fa bene, tanto non fa meglio.
Le alghe sono fonte di omega 3, un acido grasso essenziale, come abbiamo visto, utile per ridurre l’infiammazione. Sono ricche di iodio, un minerale che può riequilibrare l’attività della tiroide: un valido supporto quindi per aumentare il nostro metabolismo e farci sentire più energici.

Il miso ha proprietà probiotiche, ovvero contiene batteri buoni come il Lactobacillus acidophilus, un microrganismo simbiotico che riesce a contrastare la crescita di batteri patogeni quali ad esempio l’Escherichia coli e la Candida e favorisce le normali funzioni intestinali.

Anche la cipolla è la regina della nostra alimentazione per la sua azione diuretica, depurativa, mucolitica. E’ ricca del flavonoide quercetina, con potere antiossidante e antinfiammatorio.
Interessante anche il grano saraceno che aiuta ad eliminare dal corpo i liquidi in eccesso. La quercitrina del saraceno è un flavonoide con attività antinfiammatoria e immunosoppressiva.

E il classico latte caldo e miele per il muco?
Il calore di questo preparato ci fornisce effettivamente una sensazione di benessere. Che sarà temporanea ed illusoria, in questo caso. Questo perché latte e miele favoriscano la produzione di muco, peggiorando la condizione.

E lo yogurt?
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, lo yogurt ha un effetto umidificante, il che vuol dire più muco.
Ricordiamo che utilizzare cibi freddi consuma l’energia della Milza, che è costretta a lavorare maggiormente per scaldare il cibo e portarlo ad una temperatura adatta al nostro corpo. Il rischio è quello di indebolire questo organo e peggiorare il suo deficit, aumentando ristagno e muco.

Quindi, se si ha un problema di catarro, sarebbe opportuno fare attenzione ai cibi crudi, in particolare frutta cruda. Meglio cuocerla o riscaldarla leggermente, magari aggiungendo un po’ di kuzu.



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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Il Cibo della Salute di Silvia Petruzzelli.

Dopo una prima laurea in Scienze dell’Informazione e dopo una pluriennale esperienza in aziende multinazionali, decide di cambiare vita per ritrovare se stessa. Intraprende quindi gli studi di Naturopatia. Affascinata dalla Medicina Tradizionale Cinese, proseguo con il percorso di Shiatsu, approfondendo i principi energetici del cibo attraverso lo studio e la pratica dell’Alimentazione Naturale Macrobiotica. Fonda il sito IlCibodellaSalute.com, allo scopo di divulgare uno stile di vita sano, consapevole e sostenibile. Segue i corsi di Alta Cucina Naturale presso il Joia Academy, fondata dal maestro Pietro Leemann. Consegue una seconda laurea in Scienze dell’Alimentazione e Gastronomia. Coautrice dei libri Il Cibo della Gratitudine, ha collaborato alla stesura del libro Medicina da Mangiare di Franco Berrino, curando la parte relativa alla prevenzione e contribuendo con numerose ricette di “Cibo Medicina”. Gestisce il B&B il Melograno Nano, a Barga (LU). Conduce corsi teorici e pratici di cucina e alimentazione.